Cappello à la grecque

Dell’abbigliamento dei pellegrini faceva obbligatoriamente parte un cappello a larghe tese, di feltro scuro, da allacciare sotto il mento, che l’avrebbe protetto dal sole cocente ma anche dalle intemperie, spesso adornato dalla capasanta, che lo rendeva immediatamente riconoscibile.

2018.08.14 Petasi

E così anche Francesca e Marina si sono premunite del copricapo d’ordinanza. Il suo nome è pètaso, poiché richiama il copricapo portato da contadini e viandanti nell’antica Grecia, spesso raffigurato in testa al dio Ermes. Così ci sentiremo un po’ mitologiche anche noi.

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Nell’immagine, il povero pellegrino Ulrico, raffigurato all’esterno del Duomo di Bolzano, che sulla sua strada incontrò una campana che mise tragicamente termine al suo viaggio, come racconta la scritta. A terra si vede il suo cappello munito di conchiglia.

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Una grande casa per l’Apostolo

Sul luogo del ritrovamento del sepolcro di San Giacomo re Alfonso II fece costruire una piccola chiesa, ingrandita sotto Alfonso III e distrutta in gran parte nel X secolo, quando gli arabi arrivarono fino a Santiago.

L’edificazione dell’attuale cattedrale ebbe inizio sotto il regno di Alfonso VI, per volontà del vescovo Diego Pélaez. L’anno era il 1075, la nuova chiesa doveva essere la sede vescovile. A modello fu presa la cattedrale di San Sernin a Tolosa, tra i maggiori edifici sacri del romanico francese. Il Codex Calistinus nomina come autori della grande costruzione in granito il francese Bernardo il vecchio, definito “un maestro meraviglioso”, il suo aiutante Gasperinus Robertus ed in seguito il “maestro delle cattedrali” Esteban. Nelle fasi finali fece la comparsa Bernardo il giovane, forse figlio di Esteban.

L’ultima pietra fu collocata nel 1122, ma la consacrazione avvenne sei anni più tardi. Nel frattempo Santiago era divenuta sede arcivescovile.

Una nuova fase si aprì nel 1168: il maestro Mateo, il cui nome è legato al Portico della Gloria terminato vent’anni più tardi, realizzò allora anche la cripta.

La consacrazione solenne e definitiva venne fatta dall’arcivescovo Pedro Muñiz all’aprile del 1211 “la mattina del giovedì della seconda settimana di Pasqua”, all’augusta presenza del re Alfonso IX e di suo figlio.

L’aspetto attuale della cattedrale si deve agli ampliamenti successivi, tra il XVI e il XVIII secolo. La monumentale facciata barocca, di Fernando de Casas y Novoa, venne completata tra il 1638 e il 1750.

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Puzzle tridimensionale della cattedrale di Santiago de Compostela, dono di un’amica

Pellegrinaggio, istruzioni per l’uso

Il primo pellegrinaggio a Santiago documentato è quello compiuto nel 950 dal vescovo di Puy, Gotescalco, assieme ad una nutrita compagnia. Alla fine del secolo successivo è già una tradizione consolidata in tutti i paesi cristiani. “ A questo luogo vengono i popoli barbari e coloro che abitano in tutti i climi della terra e cioè: i franchi, i normanni, gli scozzesi, gli irlandesi, i galli, i teutoni, gli iberi, i guasconi, i bavari, gli empi navarri, i baschi, i goti, i provenzali, i garaschi, i lorenesi, i gauti, gli inglesi, i brettoni, quelli della Cornovaglia, i flamenchi, i frisoni, gli allobrogi, gli italiani, i pugliesi, gli abitanti del Poitou, gli aquitani, i greci, gli armeni, i daci, i norvegesi, i russi, i nubiani, i parti, i rumeni, i galati, gli efesini, i medi, i toscani, i calabresi, i sassoni, i siciliani, gli asiatici, gli abitanti del Ponto, quelli di Bitinia, gli indii, i cretesi, quelli di Gerusalemme,quelli di Antiochia, di Galilea, quelli di Sardi, i ciprioti, gli ungheresi, i bulgari, gli slavi, gli africani, i persiani, gli alessandrini, gli egiziani, i siriani, gli arabi, i colossesi, i mori, gli etiopi, quelli di filippi, quelli della Cappadocia, i corinzi, gli elamiti, quelli della Mesopotamia, i libici, quelli di Cirene, quelli di Panfilia, quelli della Cilicia, i giudei e altre innumerevoli genti di tutte le lingue, tribù e nazioni, vengono da lui in carovane, falangi, compiendo i loro voti, per ringraziare il Signore e portando il premio dlele lodi.”1)

Questo ampio, dettagliato e per certi versi curioso elenco si legge nel Liber Sancti Jacobi, composto nel XII secolo, epoca che segnò l’apogeo del pellegrinaggio alla tomba dell’apostolo. Poiché il testo che lo introduce è attribuito a papa Callisto II, è noto pure con il nome di Codex calistinus. I primi quattro libri raccolgono testi liturgici, la narrazione dei miracoli operati da San Giacomo, testi di vario tipo che esaltano il culto dell’apostolo e la chiesa di Compostella e comprendono il racconto della traslazione delle spoglie di San Giacomo, infine la Historia Turpini dal nome dell’arcivescovo di Reims Turpino.

Il quinto libro è la Guida del pellegrino di Santiago, una vera e propria descrizione degli itinerari ad uso di chi si reca in Galizia, corrispondente ai fogli 192-213 nel codice conservato nella cattedrale di Compostela, il più completo tramandato.  Autore o forse compilatore della guida si ritiene essere stato un certo Aymericus de Picaud.

1) Guida del pellegrino di Santiago, a cura di Paolo Caucci von Saucken, Editoriale Jaca Book, Milano, 1989, pag. 11

2018.07.31 San Giacomo maggiore - S. Maddalena a Rencio

San Giacomo con un pellegrino, dalla chiesa di Santa Maddalena a Rencio, Bolzano

25 luglio, festa di San Giacomo Maggiore

Quest’anno il 25 luglio cade di martedì, ma se fosse stata di domenica la ricorrenza di San Giacomo Maggiore avrebbe segnato l’anno santo giacobeo. L’ultimo si è celebrato nel 2010, e poiché la cadenza, a causa dell’anno bisestile è di 6, 5, 6 ed 11 anni, il prossimo sarà nel 2021.

 

Il primo Anno giubilare giacobeo – Año Santo Jubilar Compostelano – fu istituito da papa Callisto II, che si era recato da pellegrino a Santiago quando ricopriva la carica di arcivescovo di Vienne (Isère), in Francia. Il 27 febbraio 1120 Santiago aveva ottenuto la dignità arcivescovile con lo spostamento delle sede metropolitana di Mérida nella città dell’Apostolo, come era stato desiderio di Diego Gelmirez, vescovo di Compostella dal 1100 al 1139 e come stabilito da re Alfonso VII di Léon, nipote di papa Callisto , in quanto suo fratello Raimondo di Borgogna aveva sposato l’infanta Urraca di León e Castilla, figlia di Alfonso VI. Nel 1122 fu posta l’ultima pietra della cattedrale di Santiago e in quell’occasione papa Callisto istituì, a partire dal 1126, l’Anno santo che permetteva di ottenere a Compostella le stesse grazie permesse dall’anno santo di Roma, ovvero l’indulgenza plenaria con il perdono dei peccati. Questo privilegio fu poi confermato ed ampliato dai papi successivi fino a che Alessandro III con la bolla Regis aeterni del 25 luglio del 1178 lo equiparò a quelli di Roma e di Gerusalemme. Va da sé che tutto questo non fece che accrescere l’attrattiva del santuario galiziano in epoca medievale.

Nell’ultimo Anno Santo, il 2010, furono registrati, grazie alle credenziali, 272.412 pellegrini, fino ad allora il numero più alto raggiunto. Ma nel 2017 è stata superata la soglia dei 300.000 pellegrini (il pellegrino nr. 300.000 è stato Andrew Patrick dal Michigan, a dicembre dello scorso anno).

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Nelle immagini: San Giacomo Maggiore con la conchiglia di capasanta. Volta della chiesa di San Martino a Campiglio presso Bolzano, pittura murale inizio XV secolo.

Conchiglia regalata a Marina da un pellegrino che ha percorso il Camino in bicicletta in occasione dell’ultimo Anno santo giacobeo, il 2010.

 

 

La conchiglia, il simbolo del pellegrinaggio

Per dimostrare che era arrivato fino alla sua meta, il pellegrino riportava con sé una conchiglia raccolta sulle rive dell’Oceano Atlantico a Cabo Fisterra, la finis terrae di quello che era il mondo del tempo. A questa consuetudine la conchiglia, che in spagnolo si chiama vieira, deve il suo nome scientifico, Pecten jacobaeus.

Ed anche il nome con cui è conosciuta nelle varie lingue, riecheggia il suo legame con il Camino ed il suo santo: e per noi è la cap(p)asanta poiché i pellegrini la cucivano sui propri indumenti, in tedesco Jakobsmuschel,  in francese coquille St. Jacques.

Su di essa viene talvolta rappresentata la rossa croce di San Giacomo, che riecheggia la forma di una spada ed è anche il simbolo dell’Ordine di Santiago.

Sul perché proprio quella conchiglia sia assurta a simbolo della peregrinatio ad limina Sancti Jacobi c’è anche una leggenda: Teodosio e Attanasio, i discepoli che riportarono il corpo di San Giacomo in Galizia, si fermarono a Bouzas per celebrare un matrimonio. Un incidente funestò la cerimonia: lo sposo cadde in acqua con il suo cavallo. Già se ne piangeva la dipartita quando sposo e cavalcatura riemersero  coi corpi ricoperti di conchiglie, accanto alla barca che trasportava San Giacomo: a ricordo di questo miracolo la conchiglia prese a rappresentare il pellegrinaggio compostellano.

Ed intanto siamo arrivate a due mesi dalla partenza!

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Nelle immagini: ricostruzione di una borsa adornata con le capesante, raffigurata nel rilievo dell’Incontro di Cristo con i discepoli ad Emmaus, nel chiostro basso del monastero di Santo Domingo da Silos, risalente alla metà del XII secolo.

È stata realizzata dalla nostra associazione Ulrich von Starkenberg, o meglio da Tomasz e Achille, per la mostra “Seguendo le stelle. Lungo il Camino de Santiago verso Santiago de Compostela e Finisterre” tenutasi a Castel Tirolo (Tirolo, BZ) nel 2005. La borsa è attualmente in possesso di un’associata, che è effettivamente stata a Santiago di  Compostela.

 

 

Habemus chartam peregrini

Per essere riconosciuto come tale, il pellegrino doveva avere un documento che raccontasse chi era e gli permettesse l’accesso negli ospizi lungo il Camino. Erede di quel documento è la Credential, o per usare il buon latino, la “Charta peregrini”, che oggi come allora sottolinea lo status di viandante diretto al sepolcro dell’apostolo Giacomo. Ogni giorno su di essa vengono apposti i timbri, “sellos”, che proveranno che la strada è stata percorsa e permetteranno di ottenere, una volta giunte a Santiago, la Compostella, l’attestato che il pellegrinaggio è compiuto.

Avremmo potuto chiederla una volta giunte alla nostra prima tappa al di qua dei Pirenei, ma non abbiamo saputo attendere. Francesca si è recata alla Confraternita di San Jacopo di Compostella a Perugia ed ora l’abbiamo! Siamo ufficialmente pellegrine! E per sancire fin da subito le nostre intenzioni, Francesca si è presentata in abiti trecenteschi. Eccola mentre sale la scalinata dell’Acquedotto.

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Il timbro finale verrà apposto presso la “Oficina de Acogida al Peregrino”  a Santiago, l’ufficio che rilascia anche la Compostela, a coloro i quali hanno percorso il loro cammino “devotionis affectu, voti vel pietatis causa”.

La credencial viene rilasciata solamente a chi intende compiere il suo pellegrinaggio a piedi, in bicicletta o a cavallo, per almeno 100 o 200 km rispettivamente, e per certificare di aver percorso questa tratta i timbri devono essere due al giorno.

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Tre mesi alla partenza

20180616_18165620180616_181704.jpgEsattamente tra tre mesi partiremo alla volta di Pau, dove ci attende Todra, l’ asinello dei Pirenei che ci accompagnerà nel viaggio.

Intanto prepariamo il nostro corredo da viaggio. E gli amici ci aiutano, così qualcosa di loro compirà con noi il Camino.

Ecco che durante Lerma Medievale l’artigiano Ruttolomeo dalle terre dei Gonzaga forgia i bottoni per la veste di Marina.

 

 

 

Un lungo oblio e poi

Per lunghi secoli di quella tomba non si seppe più nulla. Ma poi il vento della storia cambiò. All’inizio del VIII secolo gli arabi fecero la loro comparsa in terra iberica, conquistando in pochi anni gran parte della penisola. I secoli successivi avrebbero visto la lenta “Reconquista” dei territori occupati, tra alti e bassi militari. In un tale contesto storico il sostegno celeste era fondamentale per tenere alto il morale. Ed è proprio allora che cominciarono a verificarsi insoliti fenomeni. Un apparizione di stelle – il “campus stellae” che starebbe all’origine del nome Compostella – condusse un eremita, Pelagio, nel luogo dove tanti anni prima era stato sepolto l’apostolo e ne scoprì la tomba. Era l’ anno 813 – o forse l’830.

Al vescovo di Iria Flavia, Teodomiro, quell’evento dovette sembrare un segnale del cielo. Le reliquie furono riconosciute per quelle di San Giacomo, re Alfonso II dette ordine di costruire la prima chiesa. I pellegrini non tardarono ad arrivare, Santiago di Compostella (o de Compostela se vogliamo dirlo alla spagnola) non avrebbe tardato a divenire una delle più importanti mete di pellegrinaggio, affiancando Roma e Gerusalemme.

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San Giacomo Maggiore, particolare dell’abside di San Martino a Campiglio, Bolzano, 1403.

Giacomo arriva in Spagna

Assieme al fratello Giovanni e a Pietro, Giacomo appare accanto a Gesù nei momenti cruciali e gli toccherà in sorte di essere il primo tra gli apostoli a subire il martirio, venendo secondo la tradizione decapitato a Gerusalemme attorno all’anno 44 per ordine di Erode Agrippa. Sulla strada verso il luogo dell’esecuzione avrebbe guarito un paralitico, ottenendo con questo miracolo la conversione dello scriba Iosia, che condividerà con lui il suo triste destino.

Negli anni precedenti, dopo aver predicato in Giudea e Samaria, Giacomo si sarebbe recato in Spagna per portare colà la Buona novella, arrivando ad Iria Flavia e trascorrendo due anni in quelle lande. Non ebbe successo: la Leggenda aurea riporta che riuscì ad operare una sola conversione – tempi duri per i predicatori – per cui decise di ritornare in patria assieme ai suoi compagni, lasciandone due a proseguire l’opera.

Ma in qualche modo alla Spagna doveva sentirsi legato. Così dopo il martirio i suoi discepoli Teodoro ed Attanasio decisero di riportare in terra spagnola il corpo di Giacomo e presero il mare su una nave priva di timone.  Pare fosse un’usanza diffusa tra i santi o aspiranti tali.,, tanto c’era la divina Provvidenza, ovvero gli angeli a preoccuparsi di condurli a destinazione. Infatti sbarcarono proprio nel medesimo luogo in Galizia, dove tanti anni prima era giunto Giacomo stesso, che viene tradizionalmente identificato con l’ attuale Padrón.

Non senza gran pena, continua la Leggenda Aurea, i discepoli ottennero dalla crudele regina Lupa una degna sepoltura per Giacomo: dovettero affrontare la prigione, tori selvaggi, un drago che vomitava fiamme e convertire tutta la popolazione (ma si sa, cattivo allievo  è colui che non supera il maestro).

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San Giacomo maggiore (1484, ritoccato nel 1601) fa capolino da dietro l’altare nella chiesa antica di San Giacomo di Laives – il paese dell’infanzia e dell’adolescenza di Marina

 

Un santo per il bel tempo

In questo periodo in cui la pioggia fa quotidianamente capolino,  a dispetto della tradizione che promette temperature più piacevoli una volta passati con la metà di maggio i giorni degli uomini di ghiaccio – i santi Mamerto, Pancrazio, Servazio, Bonifacio – e della “fredda” Sofia, farebbe comodo un santo da invocare per il bel tempo.

E così si scopre che il santo preposto è proprio lui, Giacomo maggiore, che in aggiunta soccorre pure contro i reumatismi, patrocinio che condivide tra l’altro con l’appena citato Servazio.

Bel tempo e effetto anti-reuma: in fondo un bel sole caldo è proprio quel che ci vuole per levare un po’ di dolori dalle ossa.

San Giacomo Cappella di Santa Caterina, Domenicani

San Giacomo Maggiore, arco santo, cappella di Santa Caterina nel chiostro dei Domenicani, Bolzano