Gli abiti

Per questo viaggio è stato deciso di non portare nulla di abbigliamento moderno a parte le mutandine ed un paio di ciabatte da doccia per motivi igienici.

I vestiti che ho scelto per questo viaggio sono due, entrambi di lana uno leggero ed uno pesante. Sono stati scelti perché il viaggio inizia in una stagione ancora mite, 18 settembre, e finisce il 30 di ottobre. Quello leggero, con cui ho cominciato il viaggio, è di lana tessuta a tela, tabby, di colore rosso scuro . Il modello è quello del cosiddetto May Gown, con la grande asiette posteriore . Com’è marciare tutto il giorno, lavorare e vivere in un abito del genere ?  Come supponevo molto comodo, a patto che l’abito sia fatto su misura, in modo che le braccia ed il busto si possano muovere liberamente.  Infatti l’aderenza delle maniche si rivela molto utile e i tanti bottoni permettono di arrotolarle in cucina o per lavare i panni. La lunghezza  è quella normale, che copre la scarpa, è stata usata una sottile cintura tessuta a tavolette per tirarlo un po’ su nei primi giorni, ma poi ho scoperto che in realtà basta tirarlo un po’ con la mano in salita e si va benissimo. La manutenzione, la lana si mantiene benissimo mettendola fuori di notte rivoltata.  Si mantiene pulita in maniera incredibile ed infatti ho deciso, sbagliando, di lavarlo dopo 13 giorni che lo indossavo. Sbagliando perché un lavaggio  inadeguato lo ha accorciato  di qualche centimetro, rovinando un po’ il tessuto.

Una particolarità che ho notato, dovuta forse alla mancanza di abitudine, è stato che nelle giornate di vento la gonna si arrotola torno alle gambe, risultando fastidiosa; i guadi non rappresentano un problema, l’ampiezza dell gonna ha consentito di fare un nodo laterale e passare tranquillamente il fiumiciattolo con asino a seguito.

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Dalla Rioja alla Castiglia

Lunedì è stata di nuovo una giornata molto intensa ed è arrivato il momento di spegnere la luce prima di riuscire a dedicarmi al resoconto quotidiano.

A Grañon la colazione era ancora nello spirito della bella serata, ma presto eravamo di nuovo tutti in marcia.

In breve abbiamo lasciato la Rioja per entrare in Castiglia-Leon.

I paesini attraversati, Redecilla del Camino, Castildelgado, Viloria de Rioja (luogo natale di santo Domingo), Villamayor del Rio, ci hanno dato l’impressione di paesi fantasma.

Contavamo di sostare a Belorado, centro un po’ più importante, ma l’impressione è stata sgradevole, non ci hanno permesso di fermarci a mangiare sui tavolini esterni di un bar (servivano solo all’interno) né tantomeno di far sostare Todra. E diversamente dal solito, il nostro ciuchino non ha attirato le simpatie dei locali.  Bisogna però citare le piastrelline di bronzo a mo’ di “walk of fame” del Camino e i murales, davvero belli.

Molto più calorosa l’accoglienza a Tosantos, alla casa del pellegrino intitolata a San Francesco d’Assisi, dove abbiamo rincontrato alcuni dei nostri compagni di viaggio della giornata precedente e fatto altri simpatici incontri – tra cui anche un giovane pellegrino sammarinese –  ancora una volta secondo lo schema del cucinare insieme e del condividere un momento di raccoglimento in tutte le lingue dei presenti. Questa volta abbiamo anche letto i messaggi lasciati dai pellegrini precedenti, ed è stato toccante. A guardarci, una riproduzione del crocifisso di San Damiano. Todra è rimasta nel giardino della vicina, ma ci avevano già preparato anche la soluzione alternativa se avesse sollevato obiezioni. Abbiamo lasciato per lei un piccolo omaggio, con la dedica suggerita dal gentile religioso che gestisce la casa.

Oggi è iniziata la nostra terza settimana sul Camino e la tappa odierna predeveva la salita sui Montes de Oca, in fondo meno impegnativa di quando emevamo. Villaimbista, Espinosa del Camino, Villafranca Montes de Oca (con il negozio di alimentari più sguarnito che mi sia mai capitato) e poi la lunga tappa nel bosco fino a San Juan de Ortega. Giornata fredda e ventosa, per la prima volta abbiamo tirato fuori i nostri mantelli. In compenso il cielo era terso e di un azzurro di porcellana. Nel bosco anche uno di questi simpatici punti di ristoro a cui ci siamo ormai abituate, dove abbiamo sostato pure noi.

Todra non ama il vento e oggi andava a passo sostenuto, sembrava avesse fretta di arrivare. La località dove oggi passeremo la notte è nata attorno alla cappella creata da Juan, discepolo di San Domenico “de la calzada”, che come lui dedicò la vita ai pellegrini e come il suo maestro venne presto canonizzato. Le sue spoglie riposano nella bella chiesa accanto a cui sorge l’albergue, oggi molto affollato, in particolare da un nutrito gruppo di pellegrini  tedeschi. La chiesa è nota per il Milagro de la luz: durante gli equinozi un raggio di luce colpisce esattamente il capitello dell’ Annunciazione.

La cena è stata servita prestissimo, alle 18.30, così stavolta siamo andate a letto, come si suol dire, con le galline.

Domani si punta verso Burgos.

Il diario di Todra – giorno 14

Che bello quando gli amici ti aspettano !

Non so se lo sapete ma è comune durante il cammino trovare dei punti ristoro volanti; un furgone con un banco che prepara le cose che di solito i pellegrini gradiscono, caffè, bevande varie, panini, frutta. Da ieri una persona intelligente ha capito che anche a noi accompagnatori servono generi di conforto; infatti appena siamo spuntati dalla curva il proprietario mi ha riconosciuto. Mi aspettava perché, da quello che ho capito, la madre lo aveva preavvertito del mio arrivo ed aveva una bella mela pronta per me. Ovviamente ha voluto in cambio una mia fotografia, tutti a questo viaggio vogliono mie fotografie, ma ho ricevuto anche una buona dose di carezze e conforto e quindi sono stato felice di posare per lui anche perché credo abbia intenzione di usare la mia immagine per promuovere questa bella iniziativa. Quindi, fratelli di soma, state all’occhio; dove mi vedrete esposto mele gratis per tutti.

Dopo ieri, con le mie pellegrine, siamo arrivati in uno dei più belli Hospitali dei Pellegrini sul cammino; San Juan Bautista a Granon. Ho avuto un vero comitato di benvenuto in piazza, erano tutti lì ad aspettarci presso il vecchio convento ed ho potuto fare merenda in giardino mentre le mie umane si sistemavano. Dopo sono stato accompagnato in corteo in un bel prato, tutto per me dove ho passato una splendida notte di riposo.

insomma, ricordatevi, il Cammino è bellissimo, duro ma un viaggio in cui si incontrano sempre nuovi amici.

El sello del corazon

Ieri, la nostra seconda domenica sul Camino,  è stata una giornata magnifica. Dopo un sonno ristoratore, anche Todra era di nuovo in forze ed ha ripreso il ritmo. La nostra prima meta era Santo Domingo de la Calzada, la località che prende il nome dall’eremita, vissuto nell’XI secolo, che risistemò la strada tra Najera e Redecilla (calzada significa appunto strada), costruì il ponte sul fiume Oja e con l’appoggio del suo re edificò un ospizio per i pellegrini e una chiesa, attirno a cui si sviluppò in seguito il borgo.

Ma già lungo la via, la prima cosa notevole: in uno di quei piccoli punti di ristoro sulla strada, il ragazzo che se ne occupa aspettava il nostro passaggio, sua madre gli aveva raccontato dell’asinello che viaggia con le due pellegrine e ci ha accolte con gioia. Todra ha ricevuto una mela e tante carezze, per non parlare delle foto.

Per strada abbiamo incontrato altri italiani, come il signore di Sassuolo con cui abbiamo chiacchierato per un po’ e che ci ha preannunciato l’incontro con Aldo, che è partito da Cuneo, ha chiuso la porta e via. Aveva già fatto il Cammino del Norte e quello portoghese, ma è questo è quello dove la gente è più calorosa ed accogliente.

A Santo Domingo la sosta è stata lunga, Todra se ne è stato a brucare beato l’erba in un angoletto verde con la benedizione della Policia Municipal mentre io e Francesca a turno abbiamo visitato la cattedrale. Molte cose notevoli, tra cui la tomba di Domenico, canonizzato poco dopo la morte.

 

Famoso e curioso il gallinero gotico. Sì, proprio un pollaio, dove da secoli stanno una gallina ed un gallo rigorosamente bianchi, che ricordano il miracolo di santo Domingo. Hugonell, giovane pellegrino tedesco diretto con i genitori a Santiago, era stato impiccato pet un furto di cui era stato ingiustamente accusato da una giovane da cui non si era lasciato sedurre. I genitori disperati avevano proseguito il pellegrinaggio ed era apparso loro San Giacomo che li aveva confortati: il figlio era ancora vivo, Domenico lo stava sostenendo sulle sue spalle. Erano così corsi dal giudice che aveva emesso la condanna e che si trovava a tavola. Sarcastico aveva loro replicato che il ragszzo era vivo come i polli che stava mangiando: non si era spenta l’eco dell’ ultima parola che già i volatili si alzavano in volo. Questa stessa scena si può vedere anche da noi a Termeno, nella chiesa di San Giacomo di Castellaz!

 

La bella sosta era però stata guastata dalla perdita del borsellino di Francesca, caduto innavvertitamente.

Ma come era successo qualche  giorno prima con i miei occhiali, non si perde ciò che non vuol esser perso. Quasi giunte alle porte di Grañon, la nostra meta per la notte, un ragazzo gentile ci ha offerto da bere. Io l’ho ringraziato e sino andata avanti e subito sono stata richiamata dalle urla di gioia di Francesca che aveva recuperato il borsellino, prezioso in quanto regalo.

Siamo state calorosamente accolte alla casa del pellegrino San Juan Bautista di Grañon, dove a quanto pare eravamo attese. Che bella sensazione. Abbiamo conosciuto gente nuova, come gli italiani Carlo e Stefano, il simpaticissimo Juan che fra un po’ se ne andrà in Italia, abbiamo ritrovato Gina della Nuova Zelanda e tanti altri, da tanti paesi diversi, tra di loro anche Alan, il ragazzo irlandese che aveva ritrovato il nostro oggetto perduto. In questi luoghi si dorme su semplici materassi (noi comunque abbiamo portato con noi una coperta e il sacco che usiamo nelle rievocazioni), si cucina e si mangia tutti insieme. E quindi Francesca ha preso il comando e abbiamo messo insieme “casa Italia”, noi a fornelli e tutti ad aiutare, mentre Juan si occupava di preparare una specie di pizza. Bella cena, tante chiacchiere, la condivisione di pensieri ognuno nella sua lingua, un pizzico di religione perché eravamo pur sempre in un ospizio, ma senza farlo pesare.

Qui non c’è il solito timbro per la Credential: qui il sigillo va posto direttamente sul cuore, prima di andare a dormire ci siamo abbracciati tutti, augurandoci non “Buen camino” come si fa oggi, bensì Ultreya e Suseya, più avanti e più in alto come si salutavano gli antichi pellegrini.

 

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