Dalla Rioja alla Castiglia

Lunedì è stata di nuovo una giornata molto intensa ed è arrivato il momento di spegnere la luce prima di riuscire a dedicarmi al resoconto quotidiano.

A Grañon la colazione era ancora nello spirito della bella serata, ma presto eravamo di nuovo tutti in marcia.

In breve abbiamo lasciato la Rioja per entrare in Castiglia-Leon.

I paesini attraversati, Redecilla del Camino, Castildelgado, Viloria de Rioja (luogo natale di santo Domingo), Villamayor del Rio, ci hanno dato l’impressione di paesi fantasma.

Contavamo di sostare a Belorado, centro un po’ più importante, ma l’impressione è stata sgradevole, non ci hanno permesso di fermarci a mangiare sui tavolini esterni di un bar (servivano solo all’interno) né tantomeno di far sostare Todra. E diversamente dal solito, il nostro ciuchino non ha attirato le simpatie dei locali.  Bisogna però citare le piastrelline di bronzo a mo’ di “walk of fame” del Camino e i murales, davvero belli.

Molto più calorosa l’accoglienza a Tosantos, alla casa del pellegrino intitolata a San Francesco d’Assisi, dove abbiamo rincontrato alcuni dei nostri compagni di viaggio della giornata precedente e fatto altri simpatici incontri – tra cui anche un giovane pellegrino sammarinese –  ancora una volta secondo lo schema del cucinare insieme e del condividere un momento di raccoglimento in tutte le lingue dei presenti. Questa volta abbiamo anche letto i messaggi lasciati dai pellegrini precedenti, ed è stato toccante. A guardarci, una riproduzione del crocifisso di San Damiano. Todra è rimasta nel giardino della vicina, ma ci avevano già preparato anche la soluzione alternativa se avesse sollevato obiezioni. Abbiamo lasciato per lei un piccolo omaggio, con la dedica suggerita dal gentile religioso che gestisce la casa.

Oggi è iniziata la nostra terza settimana sul Camino e la tappa odierna predeveva la salita sui Montes de Oca, in fondo meno impegnativa di quando emevamo. Villaimbista, Espinosa del Camino, Villafranca Montes de Oca (con il negozio di alimentari più sguarnito che mi sia mai capitato) e poi la lunga tappa nel bosco fino a San Juan de Ortega. Giornata fredda e ventosa, per la prima volta abbiamo tirato fuori i nostri mantelli. In compenso il cielo era terso e di un azzurro di porcellana. Nel bosco anche uno di questi simpatici punti di ristoro a cui ci siamo ormai abituate, dove abbiamo sostato pure noi.

Todra non ama il vento e oggi andava a passo sostenuto, sembrava avesse fretta di arrivare. La località dove oggi passeremo la notte è nata attorno alla cappella creata da Juan, discepolo di San Domenico “de la calzada”, che come lui dedicò la vita ai pellegrini e come il suo maestro venne presto canonizzato. Le sue spoglie riposano nella bella chiesa accanto a cui sorge l’albergue, oggi molto affollato, in particolare da un nutrito gruppo di pellegrini  tedeschi. La chiesa è nota per il Milagro de la luz: durante gli equinozi un raggio di luce colpisce esattamente il capitello dell’ Annunciazione.

La cena è stata servita prestissimo, alle 18.30, così stavolta siamo andate a letto, come si suol dire, con le galline.

Domani si punta verso Burgos.

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