Di chiostri e capitelli

La seconda settimana è iniziata attraversando una serie di cittadine incantevoli, ancora in Navarra.

Ed è iniziata presto. Le nostre compagne di camera si sono svegliate alle cinque e per quanto abbiano cercato di fare piano alla fine abbiamo deciso di alzarsi anche noi.

Siamo partite di buon passo nell’aria ancora frizzantina, con Francesca che cercava di infondere ritmo ai due asini della situazione (ho la pressione bassa…) e così abbiamo raggiunto rapidamente Villatuerta.

Tappa successiva Estella Lizarra, dove ci hanno redarguito perché Todra si è mangiata le erbacce vicino alla chiesa e che soprattutto ci ha rapito per il chiostro della chirsa di San Pedro della rúa, conservatosi solo a metà, ma che metà!

Nella mia proverbiale distrazione ho dimenticato i bastoni (prezioso prestito di Tomasz) e sono dovuta tornare a prenderli, un chilometro di marcia in più ricompensato dal lato più bello della porta di San Nicola.

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Intanto Francesca ha proseguito aspettandomi ad Irache, dove anche noi da brave pellegrine-turiste abbiamo fatto la foto di rito alla fonte del vino (io sono quella dietro l’obiettivo) .

Il Camino ci ha portato serpeggiando fin su a Villamayor de Monjardín, alle cui porte sta la particolare fuente de los Moros, che mi ha fatto pensare alla Fontebranda di Siena, e dove abbiamo trovato posto in un albergue con un ragazzo che parla un discreto italiano, imparato a Firenze. Sistemata Todra e riposateci un po’ siamo andate a vedere la chiesa parocchiale di San Andrés, dove il nucleo romanico si fonde con aggiunte di molto posteriori. Da queste parti continuiamo a ritrovare l’arenaria – mi sento a casa! – e in questo caso ci ha colpito anche l’alabastro che chiude le finestre, donando una calda tonalità particolare alla luce che da esse filtra.

Ci siamo gustate il menù del pellegrino nell’unico bar (credo) del posto, abbiamo fatto quattro chiacchiere ad alto contenuto medievale con altri pellegrini italiani, tra cui la ragazza toscana conosciuta ieri e ora stiamo aspettando di prendere sonno ai piedi del complesso castellano di Monjardín, prima di affrontare la nostra ultima giornata in Navarra.

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