Città sommerse e pulpo gallego

Riprendo in mano il filo per raccontare gli ultimi tre giorni, mentre ora i pilastrini scandiscono al centimetro la distanza che ancora ci separa da Santiago.

Martedì a Sarria ci siamo lasciate sviare dal monastero de la Magdalena, con il suo bel chiostro e Todra che ha suscitato l’entusiasmo anche dei preti.

Durante la sosta abbiamo rincontrato Giorgio, l’italiano del Canadà, che si è dichiarato scudiero di Todra e fra una chiacchiera e l’altra ci ha accompagnato fino alla nostra destinazione, il bell’albergue di Mercadoiro, per scoprire di aver fatto oltre trenta chilometri lui e i nostri ormai consueti venticinque noi. Ma l’importante è che tra questi ci fosse anche il fatidico km 100. Anche se non si può ancora dire che respiriamo l’aria di Santiago, cominciamo in cuor nostro a sentire di potercela fare.

L’albergue era molto confortevole, i nostri piedini hanno trovato una delle macchine che massaggiano la piantaxe riattivano la circolazione, uno dei nostri top. Molto bella anche la sala dove abbiamo cenato, probabilmente ricavata da un fienile o da un locale di servizio, con un ingresso molto basso dove sono riuscita a stamparmi nonostante mi fossi piegata.

Anche Todra ha molto gradito la location e soprattutto l’albero di ulivo. Tra l’altro qui siamo in zona di castagne e il nostro ciuchino ha un motivo di distrazione in più.

Ieri la prima località importante toccata è stata Portomarin, che mi ha un po’ delusa: dopo aver tanto letto del lago artificiale creato negli anni Sessanta mi sbarrando il rio Mino, mi aspettavo una vista spettacolare che non c’è stata. Il livello era basso e affioravano qua e là muri del vecchio centro sommerso. Mi è invece piaciuta la chiesa di San Xuan o San Nicolas, che è una di quelle smontate pezzo per pezzo e rimontate più in alto per salvarle dalle acque, piccola Abu Simbel galiziana.

Abbiamo salutato Giorgio che come tanti vuole rimandare l’arrivo a Santiago perché sente in maniera molto forte il Camino ed abbiamo proseguito, in parte su un percorso complementario, Francesca e Todra più spedite, io lemme lemme per ritrovarci a Ligonde, alla Fuente del Peregrino.

Un albergue ricavato da un vecchio fienile, il sogno realizzato di un pellegrino americano, un altro di quei posti dove i volontari riescono a trasfondere molto impegno e grande passione. Mi hanno fatto firmare una carta in cui mi dichiaravo responsabile per gli eventuali danni causati da Todra, in cambio abbiamo avuto un’accoglienza calorosa. Ellen, Vanesss e Josua, Jordi, Jusn Miguel e Basi, Pepoto hanno condiviso le loro storie e hanno viziato noi sei ospiti, Rachel di Barcellona, la diciottenne francese Marie che in un mese sul Camino ha appreso un discreto spagnolo, Pietro e Paola di Sassari, lui al suo primo Camino, lei già pellegrina in prercedenza. Una stanzetta che senbrava quella dei sette nani, per una volta lenzuola a fiori e piumini anziché la biancheria usa e getta e le coperte di fibre artificiali.

Stamattina l’ultimo regalo: per ciascuno di noi una cartolina con un pensiero personale di uno dei volontari. Il mio l’ha scritto Vanessa. Questi posti saranno senz’altro qualcosa che rimpiangerò del Camino.

La nostra camminata è andata avanti per un po’ separatamente, a Palas de Rei ho gettato una veloce occhiata alla chiesa di San Tirso per il primo dei sellos giornalieri per la nostra “raccolta punti” come direbbe Todra. Ci siamo ritrovate per la sosta di metà giornata e abbiamo proseguito per Melide. Non è stato facile prenotare per la notte, sia per la stagione inoltrata che per il fatto che l’ultimo centinaio di chilometri è frequentato da molta più gebte, vusto che è sufficiente per ottenere la Compostela. Il nostro albergue è situato sul Camino primitivo, che qui a Melide si unisce al Camino francés. È il più antico, quello percorso da re Alfonso quando gli comunicarono del ritrovamento della tomba di San Giacomo.

Stasera siamo andate in una pulperia, il polpo è una delle specialità della cucina gallega. A noi si è unito un pellegrino australiano già incontrato nei giorni scorsi che ci ha già fatto molte foto e che abbiamo scoperto essere del mestiere. Noi gli abbiamo offerto il nostro vino bianco, lui ha ricambiato con un giro di liquore d’erbe tipico della Galizia. Ovviamente abbiamo brindato al Camino, che lui ha iniziato a Burgos e a cui l’anno prossimo vorrebbe aggiungere la parte da St.-Jean-Pied-de-Port da dove siamo partite noi, ci sembra una vita fa.

 

Per i prossimi giorni prevedono piogge qua e là, noi confidiamo in Achille per riuscire a finire il nostro Camino, non lo facciamo forse per lui?

 

 

 

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