Santa Marina e Santa Brigida

Non male fare colazione con un sottofondo musicale nel nostro piccolo albergue di Tardajos, una decina di posti in tutto, ma eravamo solo in tre, noi ed un pellegrino francese. Il nostro gentile hospitalero, un volontario di Cuenca, ci ha fatto sentire a casa. Nella saletta un lunghissimo disegno con le tappe del Camino fatto da un hospitalero che l’ha preceduto, ecco almeno la partenza e l’arrivo.

 

Oggi siamo ufficialmente nella Meseta, per diversi giorni ci muoveremo in queste distese sconfinate in cui di tanto in tanto compare all’improvviso un piccolo centro abitato.

A Rebé de las Calzadas (dove si incontravano più strade romane) abbiamo scoperto una chiesa di Santa Marina. Mentre Francesca abbeverava Todra mi sono lanciata in una serie di foto. Graziosa anche la cappella del cimitero.

 

Nella tratta verso Hornillos, oltre a tipologie consuete di pellegrini, anche una famigliola italiana, con il loro piccolino di otto mesi sulle spalle del papà, la mamma alla guida del passeggino, sono partiti da Pamplona, la tratta precedente effettivamente sarebbe stato troppo ardita.

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A Hornillos ci è capitato anche un pullman di svizzeri che oggi si sarebbero fatti una quindicina di chilometri, li abbiamo avuti dietro che chiacchieravano rumorosamente per un bel pezzo, non avevano la minima idea del perché continuassimo a dire “Buen Camino” ogni volta che qualcuno ci superava. Un po’ come il gruppo germanico di qualche giorno fa a San Juan de Ortega, con le loro enormi valigie, poi caricate in auto perché le potessero ritrovare alla fine della tappa quotidiana. Almeno questi ultimi, almeno in parte, il Camino l’avevano fatto in precedenza con lo zaino in spalla ed erano cordiali e interessati. Una signora mi aveva chiesto se riuscivamo a dormire anche in posti più comodi. Non ho avuto il coraggio di dirle che le serate più belle sono state quelle in cui abbiamo dormito su semplici materassi gettati a terra.

E poi chilometri e chilometri nel paesaggio dorato della Meseta, a cui per ora la luce dorata dell’autunno conferisce un certo fascino. E poi, quasi inaspettato, una discesa rivela un paese un attimo più grande.

 

 

Pensavamo di dormire all’albergue di San Juan Peregrino, ma alle porte del paese ci siamo imbattute in Santa Brigida. E come potrebbe mai una rievocatrice del milletréquasimillequattro resistere al richiamo di questo nome? Nemmeno se i miei capelli a una certa ora del pomeriggio sembrano animarsi e sotto la cuffia non ci vogliono più stare?

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E per di più hanno accolto festosamente Todra, riempiendoci di orgoglio perché hanno detto che è un ciuchino molto ben curato, non come altri che sono passati di là. Per cena ho scelto il tavolo comunitario senza neanche badare al menù, Francesca si è ritrovata un’enorme insalata al posto della zuppa, ma per piatto forte c’era un’enorme paella (nel senso del contenitore) di paella valenciana con pollo e peperoni. Tra i commensali, Peggy e suo marito, conosciuti a Zabaldika. Inutile dire che Todra è stato uno dei principali argomenti di conversazione.

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