Le scarpe per il Camino

Volevo con questo cominciare a scrivere alcune considerazioni sui materiali usati in questa nostra avventura. Ovviamente comincerò dalla cosa che ci ha posto più domande: le scarpe.

Cominciamo dal terreno; si tratta per la maggior parte di “strade bianche” che corrono in mezzo ai campi, segue poi il pietrisco di vario tipo, il terreno morbido e/o erboso ed asfalto/marciapiede nelle città. Le inclinazioni variano molto, anche con salite ripidi e brevi, veri e propri strappi di 50/100 metri sassosi che spesso si riaprono su discese altrettanto impegnative. La distanza che percorriamo abitualmente è di 20/25 chilometri al giorno, con punta massima di 30 per un tempo variabile dalle 6 alle 9 ore; certe tappe come il passo di Roncisvalle sono obbligate e sono di 26 chilometri, con un dislivello dai 190 metri di Saint-Jean-Pied-Port ai 1430 di Col de Lepoeder e quindi ai 952 dell’abbazia di Roncisvalle.

Personalmente sono partita con 3 paia di scarpe, una alta ed una bassa da donna con soletta interna ed una alta senza soletta. Tutte e tre hanno un sottile strato di gomma sotto la suola. Quelle con soletta funzionano per me decisamente meglio, attutiscono soprattutto la sensazione dei sassi, grandi e piccoli sotto la pianta che, dopo qualche ora, diventa decisamente fastidiosa. Sostengono fra l’altro decisamente meglio la caviglia permettendo al piede di non scivolare e mettersi con inclinazioni sbagliate; credo che comunque questa differenza sia dovuta soprattutto alla conformazione del mio piede, cresciuto con scarpe moderne che hanno sempre un minimo di sostegno sotto l’arco plantare. Ho trovato, e non credevo, molte strade percorribili tranquillamente con scarpe basse. Questa cosa mi ha fatto molto comodo perché aiuta il piede a non surriscaldarsi troppo, visto le tante ore di cammino.

Ho finalmente capito la numerosa presenza di ciabattini e calzolai nelle città medievali; dopo solo dodici giorni di marcia sono già piene di graffi e tagli superficiali ed una in particolare ha un taglio profondo nel tallone, dovuto ad un vertiginoso sentiero prima di  Zubiri, tre chilometri di scisto tagliente che ho corso davanti all’asino. Vista quindi l’usura dubito di poter considerare di arrivarci alla fine del viaggio. Ovviamente abbisognano della solita manutenzione, ingrassatura e messa in forma ogni giorno, se non mattina e sera. Tutto il percorso è polveroso e dopo un paio di ore sono già completamente bianche.

Per fare un paragone con le calzature moderne che tutti conosciamo posso dire che, per me, quelle senza soletta interna sono paragonabili ad un paio di All Star, sotto la pianta senti tutto il terreno, quelle basse con un paio di scarpe da jogging cittadino di media qualità, cito il Decathlon per chiarezza, e quelle alte con soletta ad un paio di pedule da montagna vecchio stile; ovviamente niente a che vedere con scarponi tecnici moderni soprattutto per il grip sul terreno,  il sostegno e le suole tipo vibram e con la parte interna con il gel ammortizzante.

Comunque, vedendo alla fine di ogni giornata la sutuazione dei nostri piedi rispetto a quelle dei nostri compagni pellegrini, abbiamo decisamente meno cerotti.

Francesca

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Aggiungo qualche considerazione all’approfondita analisi di Francesca. Io porto con me due paia di scarpe basse, entrambe realizzate a suo tempo da Achille, una con la striscia di cuoio che protegge la cucitura e l’altra senza. Ad entrambe è stata applicata una suola di para. Il primo paio, che ho utilizzato in passato per altre marce, per un totale di crca 150 km, dopo 11 giorni di Camino mostra evidenti segni di usura, la scarpa sinistra in particolare è scucita sul tallone e non credo potrò utilizzarla per molti altri giorni ancora. Un particolare che avevo già trovato utile e che si è dimostrato tale anche ora: utilizzo lacci molto lunghi, che porto girati due volte attorno alla caviglia e allacciati senza comprimere eccessivamente. In tal modo la scarpa è ben fissa sul piede e mi ha permesso finora di affrontare i diversi tipi di tracciato.

Anche i miei piedi, trattati mattina e sera con un unguento molto grasso contenente calendula e arnica, stanno piuttosto bene, non ho vesciche, più che altro dolgono i talloni, ma è da tempo il mio punto debole.

Marina

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