Il ponte del “Passo d’onore”

Oggi, tra molte tazze di tè e la nuova pagina del diario di Todra, abbiamo atteso fino a mezzogiorno che spiovesse per rimetterci in marcia.

Ma la tappa ridotta ci ha portato a Hospital de Òrbigo nell’albergue parroquial dove anche il nostro fido asinello ha fatto l’ ingresso dalla porta principale e che ha fatto esclamare a Francesca “Tu continua pure, io mi fermo qui. E mi sa anche Todra”.

Ci hanno fatto compagnia lungo il Camino con tante domande sul ciuchino e su di noi prima Cristina di Reggio Emilia e poi l’inglese Sarah, con cui ci siamo incrociate di continuo, a cui dobbiamo  un’altra delle poche foto in cui compariamo tutti e tre insieme, fatta a San Martin. Ci sono tante persone gentili, simpatiche, interessanti in marcia ed una ricchezza in più incontrarle. Per Sarah Todra ha portato un sorriso in una giornata grigia, per noi è stato un piacere essere nelle immagini che documentano la sua “Big Walk” per i suoi cari.

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Ma la notizia del giorno è che ormai sono meno di 300 i km che ci separano da Santiago!

Chiacchierando e camminando siamo arrivati a uno dei ponti più famosi, che si estende per 200 metri e una ventina di arcate tra la più antica Puente de Òrbigo e Hospital de Òrbigo, nata nel XII secolo attorno all’ospizio e alla chiesa affidati all’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni.

Sono sicura che sarebbe piaciuto ad Achille tanto quanto a me.

Qui ogni anno a inizio giugno rievocano l’episodio per cui il ponte è famoso, il “paso honroso”.

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Protagonista ne fu, nell’anno santo jacobeo 1434, Suero de Quiñones. Questo cavaliere, legato da un patto di servitù amorosa per cui portava al collo un anello di ferro ogni giovedì, chiese al suo re di poter indire un torneo per liberasene, torneo comunque in onore della sua dama e sotto l’egida di San Giacomo ovvero Santiago.

Fu così che per un mese, con unica sosta il 25 luglio, festività di San Giacomo maggiore, spalleggiato da nove suoi compagni leonesi, Suero perseguì l’obiettivo di spezzare 300 lance, tre per ognuno dei suoi sfidanti. Dei sessantotto avversari, solo uno pagò con la vita. A sua volta ferito, Suero si ritenne liberato dal voto e si recò coi suoi sostenitori a Compostella, donando un bracciale d’oro con un’iscrizione in lingua franco-provenzale “Si a vous ne playst avoir mesura, certes je dis que je suy sans ventura”, come dire che se la sua amata ancora non era appagata, egli era decisamente sfortunato. Quello stesso bracciale si trova a mo’ di collare sulla statua di Giacomo minore (ovvero cugino sia di Santiago che di Gesù stando alla Leggenda Aurea) nella cattedrale di Compostella. Dovrò controllare!

Il posto che ci hanno suggerito per la notte è l’albergue parrocchiale Karl Leisner-San Juan Bautista, dove il nostro arrivo era atteso dalle due gentili hospitalere, volontarie ungheresi, non solo per il mio messaggio telefonico ma per una qualche comunicazione via Internet. Ha la tipica forma delle case del luogo, costruito in forma quadrata attorno ad un patio, un solo piano in alzato, sul retro un giardino. Una piccola meraviglia.

Giardino dove ora il ciuchino si sta riposando beato. Al suo arrivo ha ripetuto il rituale di quella che per lui corrisponde alla nostra doccia. Si è accasciato e poi rivoltato più volte per togliersi pioggia – in altre giornate il sudore – di dosso. Ha pure ricevuto qualche melina, pardon manzana, una vera coccola per lui.

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